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Il Caso Bio on

Bio-On S.p.A. è una ex unicorno (ovvero una startup che ha raggiunto un valore di mercato superiore al miliardo di euro) bolognese specializzato in bioplastica.

La startup, nata nel 2007, si presentava come un’azienda impegnata nella ricerca applicata sulla bioplastica e nella commercializzazione dei suoi brevetti con altre imprese. 

Nell’ottobre 2014 Bio-on si quotava e collocava le sue azioni a 5 euro sul listino Aim di Borsa italiana (dedicato alle piccole e medie imprese).

Il titolo prese il volo nel 2018, quando , nel giro di poche settimane, volò dai circa 31 euro di fine maggio fino al picco di 71 euro di luglio, arrivando ad una capitalizzazione di mercato addirittura superiore al miliardo di euro.

Per circa un anno il titolo è rimasto su valori di quotazione superiori a 50 euro per azione – talvolta sfiorando nuovamente il picco dei 70 – quando poi, improvvisamente, nel mese di luglio dello scorso anno viene mediaticamente stroncato dal noto fondo americano Quintessential.

 

Quintessential accusò Bio-on, con nutrite e circostanziate argomentazioni, di essere nient’altro che una grande bolla “basata su tecnologia improbabile, con fatturato e crediti essenzialmente “simulati” grazie a un network di scatole vuote. A questo il fondo americano aggiunse che Bio-On non aveva ancora prodotto né venduto assolutamente nulla e che la situazione finanziaria risultava precaria ed irregolare.

Questo bombardamento mediatico impattò violentemente sul mercato, facendo andare in fumo circa 700 milioni di euro di capitalizzazione. Infatti il titolo precipitò dai 55 euro del 23 luglio 2019 ai 15 di giovedi 25, per poi saltare a 24 euro solo il giorno dopo. 

Dinnanzi a tale incredibile volatilità la Consob fu costretta a sospendere temporaneamente il titolo dalle contrattazioni. 

Da qui inizia l’irreversibile declino del titolo che ad ottobre aveva perso ormai l’82% del suo valore di mercato.

 

Nella semestrale pubblicata 2 mesi dopo l’esplosione mediatica della bolla, Bio-On presentava ricavi crollati da 6,123 milioni a 917 mila euro, perdite per 10,142 milioni ed un patrimonio netto in calo di 10,350 milioni.

Qualche giorno dopo il titolo è stato sospeso definitivamente della contrattazione ed il tribunale di Bologna ha disposto stringenti misure cautelari nei confronti del Presidente del Consiglio di Amministrazione Astorri, che ha dunque rassegnato le dimissioni da ogni carica.

Ad oggi, dopo la dichiarazione di fallimento emessa dal tribunale di Bologna il 20 dicembre 2019, l’ex presidente di Bio-On risulta indagato per false comunicazioni sociali e manipolazione del mercato.

 

Anche in questo caso, a pagarne le spese sono stati soprattutto gli azionisti retail che hanno investito sulla base di informazioni sistematicamente erronee e che si sono trovati inglobati in una bolla speculativa tra le più sorprendenti degli ultimi anni.

La soluzione più immediata e concreta per recuperare le perdite, ad oggi, è quella di agire contro le banche intermediarie che hanno venduto i titoli. Ciò è possibile sia impostando una causa ordinaria che un Ricorso ACF (Arbitro per le Controversie Finanziarie) al fine di recuperare i risparmi attraverso una sentenza/decisione di condanna della banca per le responsabilità incorse in sede di vendita e di monitoraggio dei titoli.

 

Lo Studio vanta uno competenza decennale in materia sia in qualità di Consulente tecnico di parte che di Consulente tecnico di Ufficio presso vari Tribunali Italiani di Primo e Secondo Grado. Lo Studio provvederà ad elaborare e predisporre un’accurata consulenza tecnica che quantifichi gli importi rivendicabili, evidenziando gli aspetti tecnici e giuridici di contestazione.